Logos e Cosmos

6a00d8346cc95f53ef01b7c7642d7e970b L’atavica pensabilità del Logos come elemento imprescindibile dell’Arché, come plasma ideatico del Cosmos ed elementale particella costituente il vero topos universale, ricavava la sua sostanzialità dall’essere frammento di un tutto. Un universo ordinato secondo regole di ripetitiva circolarità che trovavano espressione simbolica nella figura dell’Uroboro, il serpente formante un cerchio. La pretesa infinità di cicli (ereditata dall’antica concezione cosmologica greca), nella quale spazio e tempo potevano trovare il loro pieno compimento – assecondando una valenza tipicamente umana – aveva un carattere apotropaico, in quanto, opponendosi alla linea retta – simbolo dell’interminabilità e quindi metafora di un infinito indefinito perché sempre nuovo a se stesso – raggiungeva nel cerchio l’ideale di perfezione che soltanto la curvatura (e quindi la chiusura, la finitezza) poteva realizzare. L’infinito circolare era dunque un infinito quantitativo e non qualitativo. Ad essere infinita era la ripetizione dell’essente, che ritornava sempre identico a se stesso e dunque con le stesse qualità e attributi.

G.C.

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